È possibile trasformare rifiuti e letame in carburante?

Lo dimostrano gli scienziati del MIT in uno stabilimento vicino a Shanghai.

Per tentare di arginare il riscaldamento globale secondo gli scienziati della COP21 è essenziale volgere ad una società senza combustibili fossili

A questo proposito è stato osservato come i carburanti liquidi, che derivano dal petrolio, ancora molto usati nei trasporti e nell’industria, sono responsabili di una buona parte delle emissioni inquinanti.

Dopo la centrale termoelettrica in India, che trasforma la CO2 emessa da una centrale a carbone in prodotti chimici continuano i tentativi, che partono dalle ipotesi di ricerca più disparate, per cercare di trovare soluzioni all’elevato inquinamento diffuso in tutto il globo.

Un’ipotesi di ricerca particolarmente interessante è partita da alcuni scienziati del MIT, che hanno tentato, per diversi anni, di trasformare i gas emessi dagli impianti industriali e dalla spazzatura in nuovo carburante a basso impatto ambientale. 

Essi si sono concentrati prevalentemente sulle miscele gassose prodotte da spazzatura, letame e residui agricoli perché presenti in grandissima quantità e perché particolarmente inquinanti. Nonostante gli sforzi, però, i risultati sembravano non arrivare fino al successo dell’impianto pilota vicino a Shanghai in Cina. 

Grazie alla reazione di batteri Moorella thermoacetica in bioreattori anaerobici sono riusciti a trasformare la CO2 insieme al monossido di carbonio o all’idrogeno in aceto.

Successivamente sono andati a trasformare l’aceto in lieviti ingegnerizzati, i quali hanno prodotto, a loro volta, un liquido oleoso che può venir utilizzato come carburante.

Nei prossimi mesi si tratterà di capire se questo eccellente risultato sia replicabile in scala più grande, cercando di valutarne i costi e l’impronta ambientale.  

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