Grandi traguardi per l'Unione Energetica, ma non basta.

Dalla sua nascita nel 2015 l’Unione Energetica ha fatto passi da gigante, ma, secondo Maroš Šefčovič, il vice presidente della Commissione europea, questo non basta per raggiungere gli obiettivi climatici ed energetici al 2020.

Nei giorni scorsi Šefčovič ha presentato il secondo rapporto sullo stato dell’Unione Energetica, ribadendo la necessità di strategie di investimento per modernizzare a livello economico il continente oltre alla necessità di rafforzare il ruolo di leadership dell’Europa nel mondo per le tematiche legate all'efficienza, al contenimento delle emissioni e alla produzione da fonte rinnovabile. 

Il vice presidente della Commissione europea ritiene che siamo vicini a raggiungere un importante obiettivo, quale la riduzione della dipendenza energetica dai paesi tradizionalmente esportatori, nonostante il bisogno, ancora sentito, di diventare maggiormente competitivi.

 

Maroš Šefčovič riconosce che sussistono ancora diversità tra le nazioni ad esempio a livello di interconnessione elettrica (alcune non hanno ancora raggiunto la soglia del 10%) e di prezzi al dettaglio. Si propone quindi nei prossimi mesi di ridurre le differenze tra i diversi paesi attraverso un “tour” in tutti gli stati membri. 

 

Curiosità

Maroš Šefčovič è un politico slovacco, vicepresidente della Commissione Europea dal 2014, Commissario Europeo per l'Unione Energetica sempre dal 2014. 

L'Unione Energetica nasce nel 2015 per garantire all'Europa e ai suoi cittadini energia sicura, sostenibile e a prezzi accessibili. Tra i suoi obiettivi principali ritroviamo la sicurezza e l'efficienza energetica, la decarbonizzazione e l'interconnessione elettrica. 

 

 

 

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