L'India pioniera nell'energia rinnovabile

Nella città portuale di Thoothukudi in India è stata realizzata la prima centrale termoelettrica, che applica la tecnologia del CCU (Carbon Capture and Utilisation). Essa cattura e converte la CO2 prodotta da una caldaia a carbone, trasformandola in redditizi prodotti chimici, come il bicarbonato di sodio. 

“Avevo bisogno di un afflusso affidabile di CO2 e questo era il modo migliore per ottenerlo. Le mie attività ormai sono quasi a emissioni zero.“ dice il proprietario della fabbrica Ramachadran Gopalan.

I veri innovatori sono però i due chimici indiani che hanno sintetizzato questa nuova sostanza chimica da utilizzare per lo strippaggio della CO2, ovvero il processo che permette ad un gas disciolto in un liquido di passare alla fase gassosa. Essi hanno utilizzato un tipo di sale che si lega con le molecole di CO2 nella ciminiera della caldaia, con il vantaggio di sfruttare meno energia e produrre meno rifiuti. 

 

 

Si tratta di un soluzione che andrebbe a bloccare ben 60 mila tonnellate di CO2 diffuse in un anno. Se quindi il passaggio dall’ormai arretrata tecnica del CSS (carbon capture and storage), la quale prevede di prelevare e stoccare nel terreno la CO2 a costi energetici ed economici molti alti, alla nuova tecnica del CCU (carbon capture and utilisation) venisse applicato su larga scala, potrebbe portare a ridurre le emissioni prodotte dagli impianti del 5-10%. 

Sicuramente un passo in avanti nel tentativo di risolvere il problema del riscaldamento climatico.  

 
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